domenica 8 marzo 2020

RETE BIOREGIONALE ITALIANA: INTERVISTA CON PAOLO D'ARPINI

Iniziamo a capire concretamente di cosa si parla quando parliamo di bioregionalismo, e lo facciamo con Paolo D'Arpini, referente della Rete Bioregionale Italiana

Cosa intendiamo quando parliamo di bioregionalismo?


"Questo termine non denota una appartenenza etnica bensì la capacità di rapportarsi con il luogo in cui si risiede considerandolo come la propria casa, come una espansione di sé. La definizione diviene appropriata nel momento in cui si vive in sintonia con il territorio e con gli elementi vitali che lo compongono.  Infatti chiunque può essere bioregionalista indipendentemente dalla provenienza di origine se segue la pratica dell’ecologia profonda, del vivere  in sintonia  con l'ambiente  e con la comunità dei viventi. E’ una convergenza, una osmosi, che si viene pian piano a creare fra noi ed il mondo in cui siamo immersi, come acqua nell'acqua.  E’ una presa di coscienza  olistica e conseguente azione solidale. E’ un aspetto essenziale della cura per la vita quotidiana e della presenza consapevole nel luogo."

Ultimamente si discute molto di "autonomia differenziata", cosa ne pensa?
"Ritengo che qualsiasi prosecuzione del sistema amministrativo basato sul regionalismo geografico-politico, com'è attualmente in vigore o come si vorrebbe "migliorarlo" in tal senso,  non rientri nel criterio  bioregionale. A questo proposito  vorrei  riaprire il discorso su quali istituzioni territoriali siano più congeniali e adatte all'attuazione dell'idea bioregionale.   Secondo me  gli enti regionali, come sono oggi delineati e costituiti, hanno assunto la funzione di mini-stati all'interno dello Stato. Le Regioni sono carrozzoni amministrativi che appesantiscono la spesa pubblica e non aiutano la politica territoriale ed i veri bisogni della popolazione. Un consigliere regionale dispone di stipendi e prebende e pensioni addirittura superiori a quelle di un parlamentare, non solo questo la gran parte delle spese per progetti regionali sono sovente in antitesi con le vere necessità degli ambiti e delle comunità bioregionali.  In verità l'istituzione delle Regioni come enti autonomi ha portato ad uno scollamento sociale delle varie comunità, all'aumento della burocrazia, alla crescita delle tasse, alla corruzione amministrativa ed alla occupazione clientelare effettuata dai vari partiti.  Ma qualcuno potrebbe obiettare che il territorio ha bisogno di istituzioni intermedie che fungano da cuscinetto tra lo Stato ed i Comuni e queste istituzioni possono essere le Province.  Oggi penalizzate e divenute simulacri amministrativi privi di reali compiti e di quasi nessuna importanza politica. In verità sono proprio le Province, dal punto di vista bioregionale, che danno un senso ed una identità alle comunità. La Provincia rappresenta l'emanazione culturale di una città capoluogo nell'ambito territoriale e nei comuni in cui si estende. Le Province andrebbero riqualificate,  con il sistema della democrazia diretta,  mentre dovrebbero essere aumentate ed elevate le loro competenze di governo del territorio. 
La cosa mi sembra logica anche nel contesto dell'appartenenza alla Comunità Europea che pian piano potrà assurgere ad una vera e propria Federazione, con una propria moneta sovrana (non emessa da banche centrali in realtà private) e soprattutto come legante per il senso di comune appartenenza delle genti della nostra Europa, culla e faro di civiltà. Un'Europa in cui le differenze di tradizioni e di cultura potranno essere degnamente rappresentate e salvaguardate  per mezzo delle Province che più strettamente rappresentano e garantiscono l'autonomia culturale e produttiva delle comunità,  esse rappresentano  il fulcro culturale bioregionale."  

Concretamente, quali potrebbero essere delle misure di natura bioregionale?


"Reitero ed approfondisco il discorso.   La costituzione di -a tutti gli effetti- nuove “repubblichette” (le Regioni) indipendenti all’interno del contesto nazionale ed europeo non  è un  vantaggio per la comunità, anzi porterà guai, delusioni ed odi… E di questo non abbiamo bisogno proprio ora che la crisi economica galoppante e la spinta allo sfacelo morale si fa più forte in Italia e nel mondo.
C’è bisogno di solidarietà e di capacità di riconoscersi con il luogo in cui si vive senza però cancellare l’unitarietà della vita e la consapevolezza che il pianeta è uno come una è la specie umana. Non si può continuare a separare la comunità degli umani su basi etniche o “sociali” o “religiose” o “politiche”, ecc… L’integrazione è solo una conseguenza del vivere in luogo riconoscendolo come la propria casa. Perciò il vero federalismo può essere solo bioregionale ed il riconoscimento con il luogo di residenza deve avvenire nelle forme più semplici e vicine al contesto socio/ambientale in cui si vive. Questo contesto è  in primis il paese e quindi il capoluogo che riunisce una serie di paesi in una comunità facilmente riconducibile ad una identità condivisa. Questa è la “Provincia”. Le Province lungi dal dover essere eliminate dovrebbero anzi assurgere al ruolo rappresentativo dell’identità locale e tale riconoscimento non alienerebbe la comunione ed il senso di appartenenza all’Europa ed al mondo bensì aiuterebbe il radicamento al luogo in cui si vive e la responsabilizzazione a mantenerlo sano e compatto. C’è inoltre da dire che dal punto di vista storico le Province da tempo immemorabile hanno rappresentato il “luogo di origine” mentre le Regioni sono state create massimamente a tavolino per soddisfare esigenze politiche indifferenti alla comunità. Vedesi la costituzione del Lazio, formato per soddisfare le esigenze di una città che doveva essere la capitale di un nuovo impero, costituito smembrando la Tuscia, rubando territori all’Umbria (Rieti) e aree all’ex Regno di Napoli (Formia, Gaeta, etc.)".


La sua è anche una riflessione spirituale?

"Il bioregionalismo è una forma attuativa dell'ecologia profonda. Nel senso che l'ecologia profonda analizza il funzionamento delle componenti vitali e geomorfologiche ed il bioregionalismo riconosce gli ambiti territoriali in cui tali componenti si manifestano.
Per fare un esempio concreto: il funzionamento generale dell'organismo vivente viene compreso attraverso il riconoscimento e lo studio delle sue funzioni vitali e dei modi in cui tali funzioni si manifestano. Il bioregionalismo individua gli organi specifici che provvedono a tale funzionamento e le correlazioni fra l'organismo e l'insieme degli organi che lo compongono, descrivendone le caratteristiche e la loro compartecipazione al funzionamento globale. Per cui non c'è assolutamente alcuna differenza fra ecologia profonda e bioregionalismo, sono solo due modi, due approfondimenti, per comprendere e descrivere l'evento vita.
Nell'individuazione e comprensione  di questo processo "vitale"  va inserito come terzo elemento componente “l'osservatore”, cioè l'Intelligenza Coscienza che anima il processo conoscitivo. Ovvero la capacità osservativa e lo stimolo di ricerca e comprensione della vita che analizza se stessa. Anche questo processo di auto-conoscenza, ovviamente, è parte integrante del processo individuativo svolto nell'ecologia profonda e nel bioregionalismo. A volte questa intelligenza intrinseca nella vita è anche detta "biospiritualità" o "spiritualità laica" - E cosa si intende per biospiritualità?  Questa è l’espressione, l’odore sottile, l'esperienza-conoscenza, che traspira dalla materia tutta. Il sentimento di costante presenza indivisa, la consapevolezza dell’inscindibilità della vita, riconoscibile in ogni sua forma e componente, partendo dal “soggetto” percepiente.  Conoscenza "suprema" è la consapevolezza che tutto quel che “è” lo è in quanto tale. Perché l’esistente è uno, non può esserci “altro”…"

Quali sono le radici dell'idea bioregionale?

"La parola "Bioregionalismo" come pure il termine "Ecologia profonda" sono neologismi coniati verso la fine degli anni '70 del secolo scorso, rispettivamente da Peter Berg e da Arne Naess, uno scrittore ed un ecologista, ma rappresentano un modo di vivere molto più antico, che anzi fa parte della storia della vita sul pianeta ed ha contraddistinto quasi tutte le civiltà umane (sino all'avvento dell'industrializzazione selvaggia e del consumismo). Diciamo che il "bioregionalismo" indica un modo di pensare che muove dall'esigenza profonda di riallacciare una relazione sacrale con la terra. Questo rapporto si conquista partendo dalla volontà di capire -riabitandolo- il luogo in cui viviamo assieme alla variegata comunità di tutti i viventi. Una bioregione infatti non è un recinto di cui si stabiliscono definitivamente i confini ma una sorta di campo magnetico (aura - spiritus loci) distinguibile dai campi vicini solo per l'intensità delle caratteristiche che formano la sua identità, alla stessa stregua degli esseri umani, contemporaneamente diversi e simili l'uno all'altro.
L'inizio della divulgazione dell'idea  bioregionale in Italia risale alla metà degli anni '80 del secolo scorso, che apparve su varie riviste e giornali (AAM Terra Nuova,  Frontiere,  ecc.) in cui si cominciò a parlare dell'idea bioregionale. In seguito nel 1996, assieme ad altri ecologisti, fondammo la Rete Bioregionale Italiana, avvenne a Monte Rufeno (Acquapendente - Viterbo). Vorrei qui ancora una volta precisare che l’attuazione dell’idea bioregionale e dell’ecologia profonda non sta nel ritirarsi in campagna, bensì nel vivere pienamente in sintonia, essendone parte integrante inscindibilmente connessa, con la vita che si manifesta nel luogo in cui si è, che sia una montagna, un’isola, una città od un ashram. È anzi necessario che l’ecologia profonda, come era nell'indirizzo preferito da Peter Berg,  sia vissuta soprattutto negli ambiti urbani in modo da contagiarne  e sensibilizzarne gli abitanti,  riequilibrando e riavvicinando la  società umana all’ambiente circostante. Su questa posizione insisto ancora oggi con costanza, inserendovi elementi di ecologia sociale ed anche politica."

 Assistiamo recentemente al moltiplicarsi di immense conurbazioni, cosa ne pensa?

"Certamente le grandi metropoli sono un cancro sia per l'ambiente che per la vita comunitaria  ma non rinnego la necessità aggregativa della nostra specie. Certo non scivolando nei sistemi parossistici in cui siamo arrivati, in questa società fortemente urbanizzata e virtualizzata.
Essendo vissuto per moltissimi anni in un contesto urbano -sono nato e vissuto a Roma ed ho anche abitato a Verona per diversi anni della mia vita- ed avendo anche tentato per circa 33 anni un esperimento di ri-abitazione in un piccolo borgo abbandonato, Calcata, con conseguente tentativo di ricostituire o -perlomeno- avviare un processo di comunità ideale (non so con quale successo...), posso affermare che massimamente il mio procedere "bioregionale" si è svolto in un ambito  "cittadino". Ma attenzione, essere un cittadino non significa esclusivamente abitare in città bensì vuol dire riconoscersi in un "organismo" di civiltà umana.
Dal 2010 mi sono trasferito in una cittadina delle Marche, Treia, e questo è un successivo passo avanti verso la mia ricerca di una sistemazione sociologica ideale... Infatti Roma è abitata da oltre 6 milioni di persone, è insomma una metropoli, Verona conta quasi mezzo milione di abitanti, Calcata meno di mille... Mentre Treia arriva quasi a diecimila. Insomma sto cercando una giusta via di mezzo, adatta al mantenimento di un sano rapporto con l'ambiente e gli animali senza dover rinunciare ai vantaggi della  cultura e della "civitas", essendo noi umani esseri altamente socializzanti..."

Chi volesse approfondire il bioregionalismo come può fare?
 "Occorre cominciare a sperimentare sul campo. Chiedendosi ad ogni azione "è questo ecologicamente compatibile?". Incontrarsi di tanto in tanto per scambiare i nostri esperimenti e programmi è anche necessario.  In tal senso si può aderire alla Rete Bioregionale Italiana, ricevere e dare informazioni e  partecipare agli incontri. Come fare?  E' sufficiente riconoscersi nel Manifesto della Rete (http://retebioregionale.ilcannocchiale.it/), che comunque non è una bibbia ma una indicazione di massima,  confermando il proprio interesse e desiderio di partecipazione scrivendo a: bioregionalismo.treia@gmail.com  – oppure all'indirizzo postale del  Referente: Paolo D’Arpini, via Mazzini, 27 – 62010 Treia (Mc)  - Tel. 0733/216293"

 Ci consiglierebbe un libro ed un album musicale?
"Per quanto riguarda la musica ed il canto, di cui sono io stesso un appassionato cultore, debbo dire che preferisco l'estemporaneità e la musica dal vivo, senza strumenti elettronici, per cui non  potrei consigliare alcun album ma solo invitare gli amici a compartecipare alle nostre sessioni di canto e musica. Ad esempio  partecipando ai nostri incontri bioregionali che si svolgono durante l'arco dell'anno e contribuendo ed iscrivendosi al nostro notiziario telematico giornaliero "Il Giornaletto di Saul"  (iscrizione gratuita ed info: saul.arpino@gmail.com).

Per quanto riguarda l'approfondimento librario, consiglio l'ultimo  testo edito dalla Rete Bioregionale Italiana (e da me curato),  "Riciclaggio della memoria. Appunti, tracce e storie di ecologia profonda, bioregionalismo e spiritualità laica" (http://www.tracce.org/D'Arpini.htm) che può essere ordinato contattando il curatore editoriale, Michele Meomartino: meomartinomichele@gmail.com


giovedì 5 marzo 2020

E SE INIZIASSIMO A RIFLETTERE SULL'IPOTESI BIOREGIONALE?


Il dibattito politico sembra chiuso in una forma granitica, quella dell'autonomia differenziata. Credo si debba imparare ad aprire la nostra mente ad altre prospettive.
Sarebbe molto interessante se si iniziasse a riflettere sul bioregionalismo.
L'idea di base è che la costruzione regionale, così come strutturata in Costituzione, e' tutta "politica". Si probabilmente uso in modo improprio il termine politico, riassumendo in esso tutta una serie di aspetti economici, produttivi, istituzionali che non approfondisco qui.
Forse il "politico" dovrebbe essere ricollocato nel campo della vita (bios).
Così bisognerebbe immaginare nuovi lineamenti di geografia naturale, che abbiano come tratti fondanti bacini idrografici, versanti montami, aree marine, animali nativi, piante.
Peter Berg, nell'introduzione a Bioregional Anthology of Northen California scrisse: "Le regioni naturali sono l'immagine della biosfera". Le nostre città non sono entità fluttuanti su astrazioni, esse sono incentrate nelle bio-regioni ed e' inevitabile quindi che la politica debba immaginare un grande sforzo di "ripristino" della natura, attraverso riforestazioni, percorsi di formazione ed una vera e propria educazione bio-regionale, messa a dimora di piante autoctone, sviluppo di forme di produzione non devastanti per l'ambiente, organizzazione viabilità, riuso.

martedì 3 marzo 2020

I DIRITTI DI MADRE NATURA: intervista a NICOLAI LILIN: "Ho scelto di scrivere un libro in cui protagonista fosse la natura, rappresentata proprio dalla Taiga"


Quando Nicolai Lilin ha acconsentito ad una mia intervista devo dire che una sottile emozione mi ha attraversato.
Non capita certo tutti i giorni che il tuo scrittore preferito decida di fermarsi a riflettere con te. Pubblico ciò che ne è venuto fuori.
Per quel che mi riguarda queste parole andrebbero lette e rilette poiché in un tempo in cui sembra prevalere la natura effimera delle cose, esse ci riportano ad una visione intima, reale e profonda della vita.



 Caro Nicolai, il tuo ultimo libro "Le leggende della tigre"edito Einaudi,  sembra avere un'anima ambientalista. E' Così?

Si, esattamente. L'idea del mio novo romanzo è nata proprio durante il mio ultimo viaggio in Siberia. Amo questa terra, la rispetto e rimango male quando vedo i segni della sua sofferenza.
Durante quel viaggio sono stato testimone di un caso abbastanza preoccupante. Una tigre denutrita era uscita della foresta e si era gettata sotto l'automobile sulla strada. Per fortuna l'autista riuscì a manovrare e l'animale fu salvato. Hanno chiamato i veterinari e quando arrivarono, mi dissero che non era la prima volta che succedeva. La causa di questo comportamento disperato è l'uomo che avanza sempre di più nella foresta con le tecnologie industriali, distruggendo gli habitat di molti animali, cosi quelli migrano e le tiri, che sono territoriali e raramente abbandonano la loro zona, rimangono affamate, così  lentamente muoiono. 
Nei casi più estremi, gli animali escono dalla foresta e si gettano verso le automobili, quasi come a protestare contro la follia dell'uomo che distrugge la natura. 
Quindi ho voluto scrivere un libro in cui protagonista fosse la natura, rappresentata proprio dalla Taiga, foresta siberiana.

 Quest'estate ti ho seguito sui social mentre raccontavi i devastanti incendi che ci sono stati in Siberia. Cosa è accaduto?

Purtroppo gli incendi ci sono ogni anno e di solito avvengono per  cause naturali, mentre  la scorsa estate,  erano dovuti alle attività dell'uomo, ovvero alla selvaggia deforestazione dei boschi, che viene applicata illegalmente dalle aziende private che corrompono gli amministratori locali e fanno con il bosco quello che vogliono.
Dopo aver tagliato gli alberi, di solito chi esegue questi lavori pulisce i tronchi direttamente sul luogo e il materiale residuo che rimane per terra viene bruciato. Così le aziende nascondono le tracce della propria attività, dando la colpa della deforestazione agli incendi. L'estate passata era molto calda e secca, praticamente senza piogge e molto ventilata, quindi il fuoco in meno di due mesi ha distrutto quindici milioni di ettari di Taiga.   

Ed ora come è la situazione?

Adesso il fuoco non brucia, la Siberia è coperta dalla neve, però rimangono accese nelle profondità le piastre della torba, che con l'arrivo di primavera, con lo scioglimento della neve e del ghiaccio, potranno nuovamente causare i disastri. 

 Nel tuo libro talvolta emerge un'immagine in base alla quale la Taiga sembra quasi avere un'Anima. E' così?

Io credo che nella Natura ogni cosa possieda un’anima, ogni elemento vivo è legato con tutto il resto, proprio attraverso quell'energia universale che molti chiamano anima. La taiga, a chi provasse a visitarla,  sembrerebbe non solo  avere un'anima, ma essere un'entità viva, con un proprio carattere, con il proprio modo di agire e comportarsi.
Si tratta di un complesso ecosistema che segue un'armonia composta da molte entità, quando lo vedi da vicino, e lo  vivi dall'interno, è incredibilmente forte, ti dà la sensazione di appartenere a quel mondo. Molte persone non riescono a sopportarlo e fuggono, altri al contrario, rimangono affascinanti e addirittura dipendenti e vi ritornano spesso, oppure rimangono a vivere nella foresta. Tutto dipende dalla sensibilità che ognuno ha.  

 A che servono le storie che raccontano di uomini, animali e natura? Ci sono degli scrittori contemporanei che ti piacciono?

Le storie in generale servono per animare una delle parti più importanti del nostro essere, ovvero la nostra mente, la coscienza. Quelle che raccontano la vita egli animali, che parlano della natura, degli uomini che vivono in stretto contatto con essa, ci insegnano il rispetto e l’armonia, non solo per gli altri e per il modo circostante, ma sopratutto per noi stessi, visti come una parte di quel grande universo.
Sai, vedere l'uomo al centro dell'universo, il padrone di tutto, non è molto furbo e non posso chiamarlo neanche molto egoista, perché se una persona egoista si preoccupasse del proprio bene, dovrebbe sapere che mettendo se stesso al centro di tutto, in pratica si condanna all'estinzione. 
Per questo io da sempre ero affascinato dalle storie nelle quali la natura non era qualcosa da conquistare, sottomettere, oppure sfruttare, ma nelle quali traspariva la via di un rapporto equilibrato con il mondo che ci circonda, che insegnavano il rispetto per quello che si trova attorno a noi e dentro di noi.
Le storie siberiane sono piene di questi messaggi ed insegnamenti, per questo le amo.
Io leggo molto e volentieri, secondo me leggere in sé è già un'abitudine utile ed importante. Mi piacciono diversi scrittori, per lo più classici, ma anche molti contemporanei mi entusiasmano.
Per rimanere fedele al tema della natura, però, sfrutto l'occasione per ricordare un grande scrittore sovietico Vitalij Bianchi. I suoi racconti per ragazzi sulla natura, sui cacciatori, sulla foresta e sopratutto sugli animali, che spesso erano protagonisti assoluti, sono davvero bellissimi e preziosi, veri gioielli letterari.  

 Ci consigli un disco o un artista musicale che proprio valga la pena ascoltare?

Io ascolto diversi generi di musica, dal rock a quella classica. Quando disegno mi faccio accompagnare dalle opere di Mozart, consiglierei a tutti di approfondire, sia la musica che i libretti, sono dei gioielli artistici di grande valore. 

 Ad un certo punto del tuo racconto, Maxim, uno dei protagonisti, afferma che il nostro modo di stare al mondo è come se dovessimo vivere in eterno. Dove ci sta portando secondo te l'evoluzione scientifica? Temiamo ancora la morte?

Il problema non è nell'evoluzione scientifica, che ben venga, purché equilibrata con tutto il resto. Il problema della nostra società moderna è che spesso è unidirezionale.
Purtroppo spesso in seguito alle nostre chimere quotidiane, dimentichiamo che per vivere una vita piena e ricca da tutti i punti di vista, ma sopratutto da quello spirituale, abbiamo bisogno di realizzarci  in direzioni diverse, mentre la struttura del mondo moderno e la cultura di consumo frenetico, ci obbliga a  cambiare questa nostra impostazione naturale: da qui tutti i nostri problemi.
Il problema non è il timore della morte, ma la nostra tendenza ad allontanare l'idea che siamo mortali, che e’ in sé sbagliata.
 Intanto chi ha detto che la nostra esistenza, così come la conosciamo, ha alla base lo stesso modello che governa l'universo? Chi ci assicura che quello che noi chiamiamo  vita, non sia semplicemente una concentrazione temporanea dell'energia universale, e quello che noi chiamiamo  morte, a questo punto,  una semplice mutazione della nostra energia in uno stato diverso?
Dobbiamo capire, che ogni grande problema che esiste, lo abbiamo creato noi stessi.
Io da piccolo ho passato molto tempo con le persone che avevano diversi disturbi mentali, all'epoca nel nostro quartiere ne abitavano parecchi. 
Mi ricordo che parlando con alcuni di loro ho scoperto che non comprendevano una serie di concetti fondamentali sui quali si basa tutta la nostra visione della vita. Molti non sapevano cosa fosse la morte, non riuscivano a comprendere il senso dell'invecchiamento, non davano importanza all'età che una persona ha, e per via di questo, erano molto sereni, avevano quella serenità interna che raramente si nota nella gente comune. In effetti io poi non l’ho incontrata in nessun altro.
Uno di questi, una volta diede il fuoco alla casa del vicino. Fu un gran disastro, tutto bruciò completamente. Quando gli chiesero il motivo di quel gesto, lui rispose che spesso sentiva il vicino di lamentarsi di non poter cambiare vita, di non poter andare a trovare un suo vecchio amico sull'isola di Sahalin, perché doveva badare alla casa, rimasta a lui in eredità dai genitori. 
Quella era la sua prigione. Alla fine, dopo che la sua casa è stata bruciata, quell'uomo, parecchio disperato, bisogna ammetterlo, partì per l'isola di Sahalin e  trovò lì lavoro, moglie, ebbe figli e finalmente raggiunse delle soddisfazioni e la serenità.
La prima cosa che fece quando venne a trovarci nel nostro quartiere è stata andare ad abbracciare, baciare e ringraziare con le lacrime agli occhi quel matto che qualche anno prima diede il fuoco alla casa sua.
Dopo quei fatti ho inteso che la nostra mente, la coscienza, se appesantita e ingabbiata dai preconcetti che noi riceviamo con l'educazione e sviluppiamo durante la vita, spesso ci danneggia, sopratutto se non siamo in grado di trovare l'equilibrio tra questi concetti e la realtà, sempre dinamica è soggetta a mutamenti. Credo che questa nostra ossessione per il concetto fasullo dell'eterno sia qualcosa di profondamente castrante. L'esistenza è uno continuo susseguirsi delle forme dell'energia, alla quale gli scienziati non sono stati ancora in grado di dare una definizione concreta. Se questo è l'eternità, allora non dobbiamo nemmeno pensarci, è inutile, meglio concentrarsi sull'equilibrio e la positività di questa parte della nostra esistenza.

venerdì 28 febbraio 2020

IL GREEN NEW DEAL HA DEGLI ASPETTI CONCRETI: E SE INIZIASSIMO A PARLARE DI URBANIZZAZIONE ECOSISTEMICA?


Ho pensato di diffondere questo video di Salvador Rueda, sebbene sia datato,  perchè bisogna iniziare a pensare all'ecologia in termini molto concreti.
Trovo che oggi vi sia una grossa disinvoltura nell'utilizzo di parole che, private di concretezza, diventano delle meravigliose foglie secche al vento. Cosa intendiamo in concreto quando parliamo di green new deal? Ambiente e tecnologie devo essere eterni nemici, o si possono immaginare sistemi di gestione della differenziata che in tempo reale ti diano la misura del mancato prelievo dei rifiuti, infrastrutture di monitoraggio della qualita' dell'aria, della gestione dei piani di circolazione. Immaginare un piano di riwilding, di ricomposizione delle aree verdi attraverso progetti di trasformazione urbana. Da ultimo integrare la gestione delle aree verdi. Tutto ciò' ovviamente ha un costo, per questo e' necessario un new deal che forzi i patti di stabilita'. 
Ripensare la città potenziano la "supermanzana" presume un'idea molto precisa dell'organizzazione del trasporto pubblico che quindi diventa veramente un nodo fondamentale




domenica 23 febbraio 2020

IL CORONAVIRUS TERRORIZZA, I DISASTRI CILMATICI NO



In questi giorni i media diffondono in continuazione la notizia del pericolo di pandemia dovuto al coronavirus.
Non è il caso di sottovalutare il problema, ma è chiaro che ci muoviamo sempre più in uno schema paranoico, in cui alcuni pompano terrore nel sistema circolatorio della nostra società.
Le vittime per coronavirus sono 2461, sembra che solo nel 20% dei casi di contagio si arrivi alla morte (per pazienti già gravati da patologie).
Per ciò che concerne invece i mutamenti climatici, ebbene, questi negli ultimi 20 anni hanno provocato 500000 vittime e si prevede che nei prossimi anni vi sarà una media di 250.000 morti all'anno (statistiche dell'IPCC).
Per alcuni sociologi dell'ambiente, tra cui Giovanni Carrosio, il problema sta nel livello di percezione del rischio.
Quest'ultimo dato, la percezione del rischio appunto, non è in sé spurio, ma può essere "lavorabile" dalla pressione dei media. 
Per ciò che riguarda i disastri ambientali all'opposto si determina una grande rimozione che non permette una costruzione sociale della percezione del rischio.
Vi allego un articolo che può essere un interessante spunto di riflessione.


venerdì 21 febbraio 2020

SPIAMO PREDA DI LUPI ARTIFICIALI. PERCHE' UNA COSTITUZUINE DELLA TERRA

SIAMO PREDA DI LUPI ARTIFICIALI
PERCHE' UNA COSTITUZIONE DELLA TERRA


Quando per la prima volta iniziai a parlere di riconoscere sogegttività giuridica alla natura devo dire mi confrontai con gli sguardi perplessi di chi ascoltava.
In realtà l'idea non era nemmeno troppo originale, visto che il movimento della deep ecology aveva avuto, a partire dagli anni 70, una buona diffusione in giro per il mondo.
Val la pena ricordare che nel 2017 il Gange e lo Yamuna, suo affluente, sono stati riconosciuti legal person (in un capitolo del mio prossimo libro vi sarà il racconto della avvincente battaglia ecosferica che ha condotto a questo approdo)

Intanto mi è capitato di legegre su Il Manifesto un articolo firmato dal Prof. Luigi Ferrajoli che invoca una "Costituzione della Terra".
Per chi non conoscesse il professore, val la pena ricordare che il suo testo I Diritti Fondamentali è considerato ua sorta di sacra scrittura per chi si occupa di filosofia del diritto e scienze giuridiche.

Ferrajoli ovviamente non si spinge fino al punto di sosptenere le ragioni della deep ecology, ma ritengo che già ridefinire il contratto sociale, immaginando in suo luogo un contratto ecosferico sia un vero balzo in avanti.

domenica 19 gennaio 2020

DAI BENI COMUNI AI DIRITTI DELLA NATURA


Quando per la prima volta ho ricevuto una mail del Prof. Ugo Mattei quasi non ci potevo credere. Nutro un gran rispetto per la sua ricerca, e ricevere delle sue mail, con la possibilità di instaurare uno scambio di idee in una qualche maniera mi faceva fare salti di gioia. Una sua suggestione mi aveva colpito: l'idea della personalità giuridica come uno fattori che ha consentito la trasformazione di beni comuni in capitale.

Il suo percorso argomentativo è delineato in due testi estremamente interessanti:



Oggi i beni comuni ecologici sono stati definitivamente trasformati in capitale ed è in questo contesto che è necessario immaginare una profonda trasformazione del rapporto tra le leggi umane e le leggi di natura.
Mi colpisce nell'argomentazione di Mattei la riflessione per cui le leggi di natura sono intese come leggi della riproduzione ecologica, quindi da esse bisogna pur partire,  ma mi pongo e vi pongo una domanda: e se il capovolgimento dell'ordine del discorso, se la trasformazione da capitale in beni comuni avvenisse, come pur Mattei sembra prefigurare, attraverso nuove istituti tra cui, dico io, il riconoscimento della personalità giuridica alla natura?