sabato 21 marzo 2020

PANDEMIA, REGIME BIOPOLITICO ED AMBIENTE. NE PARLO CON ENZO FERRARA

Ho conosciuto (purtroppo solo virtualmente per ora) Enzo Ferrara grazie al mio amico Maurizio Braucci.
Ne è nata una chiacchierata tra  le più interessanti fin qui fatte. Enzo è un divulgatore scientifico formidabile. Ascoltate perché questa è roba che vi farà aprire gli occhi.

venerdì 20 marzo 2020

Intervista ad Antonella Mancusi autrice del libro "Presenza, essere dinanzi al mondo, essere dinanzi al vuoto"

Antonella Mancusi, autrice del libro Presenza, essere dinanzi al mondo, essere dinanzi al vuoto

Il libro di Antonella Mancusi Presenza, essere dianzi al mondo, essere dinanzi al vuoto, è denso di spunti di riflessione che possono essere preziosi in un momento storico così delicato. Vi invito a leggere l'intervista  ed ovviamente il libro


Come stai vivendo questi giorni di quarantena? Questo stato che riflessioni ha generato in te?
Talvolta spulcio su internet le riflessioni fuori dal coro alla ricerca di riscontri, altre sere invece smorzo i toni perentori, ritiro in casa anche i giudizi e mi lascio congedare dalla poesia in tutte le forme possibili. Non dovendo, per mia fortuna, gestire la malattia direttamente, ogni sera dopo le spettrali attività lavorative virtuali, spengo le luci, accendo una candela, una al giorno perché bisogna fare economia domestica di questi tempi, e condivido il mio umore musicale con i vicini.  “Prospettiva Nevski” di Battiato gli Almamegretta sono motivi ricorrenti.
Cerco, leggendo, di saltare qualche puntata in tv della serie “Covid 19” per non restare intrappolata dentro per sempre. E mentre la vita si ritira, osservo la natura raggiante che rivendica il suo spazio, colombi per strada, cani randagi attraversano il vuoto della città, in rivalsa sulle strade liberate
Credo che ad alcuni “rintanati” come me sia concessa l’opportunità di riscoprire una “libertà introversa”, dalle finestre sulla città, in sincroniche frequenze si riscopre il lato intimo della collettività. Fermarsi mentre tutti si fermano ha qualcosa di poetico, una concessione dell’universo, un sedativo cosmico per stroncare la gara a chi ha la vita più glamour, e per cominciare a comprendere il mondo attraverso la vita, non più la vita attraverso il mondo.
Ma è pur vero che non tutte le quarantene sono uguali. Purtroppo c’è chi deve costringere il proprio disagio psichico, intimo, familiare, sociale tra quattro mura domestiche e gli effetti a lungo termine di questa condizione potrebbero essere altrettanto devastanti. Il contagio è democratico, ma gli effetti, le cure e - a quanto pare - anche le misure che ne conseguono non lo sono mai state.

 Viviamo giorni in cui sta crollando il mito per cui l'uomo sta al mondo quasi fosse immortale, avendo stili di vita che non prendono inconsiderazione la possibilità che alterare gli equilibri naturali può generare delle apocalissi. Tu cosa pensi a tal proposito?
Credo che in questo momento si stia inscenando, nelle migliori cornici metereologiche, un vero e proprio cambio di paradigma epocale.  Si rimescolano i significati e i valori che hanno orientato le esistenze in questi anni, ogni cosa si riprende il suo posto. Ci tocca attutire la frenesia e l'insoddisfazione generazionale a cui un sistema di speculazioni economiche, rampantismi sfrenati e indaffaratissimi niente ci ha condannati per anni. Aspetti della vita si eclissano, altri irrompono; serve solo ciò che è strettamente necessario. Sentiamo direttamente nei nostri corpi sulle nostre vite i danni dell’inquinamento generati dall’uomo. Domande sullo sciacallaggio ambientale si impongono con  forza imminente, al futuro spetta il dovere di fornire risposte. 
 Siamo veramente nella condizione di dover scegliere tra tutela della salute e della libertà?
Questi giorni ci hanno impietosamente messo davanti una verità: è molto facile per tutti rinunciare alle proprie libertà civili per salvaguardare la salute anche se la minaccia per molti resta invisibile.
Credo che la legittima tendenza a responsabilizzare  il cittadino in questo momento ne nasconda un’altra molto subdola che mira a colpevolizzarlo. L’avallo di atteggiamenti accusatori e persecutori verso chi sia l’altro o vi diventa, sembra nascondere l’intenzione di rattoppare o occultare le falle pregresse di un sistema politico che inevitabilmente sta avendo ripercussioni su quello sanitario.
In un momento in cui generalmente gli italiani stanno dimostrando di rispettare le radicali norme vigenti mi sembra pretestuoso e anche paradossale continuare a insistere sull’irresponsabilità della gente acclamando anche l’eventuale ricorso agli eserciti.
 Nella mia città la caccia al nemico ha subito un’accelerazione allarmante. E’ toccata in rapida successione a neri, cinesi, codognesi, milanesi, meridionali del nord, incoronati, lettori di giornali, ciclisti, corridori,  fuochisti, fumatori, i goliardici che attenterebbero alla salute collettiva con comportamenti iniqui.
Non mi sembra che tanta apprensione si sia manifestata in passato di fronte a conclamati atti criminali verso l’ambiente e la società, a causa dei quali subiamo effetti patologici da anni.
Nell'emergenza sanitaria si innesta un regime biopolitico ( Focault)  implicazione diretta tra la dimensione della politica e la dimensione della vita deve piegarsi alle decisioni politiche per un scopo superiore ma non ci si può accanire contro i corridori solitari e lasciare un’ingente fascia della popolazione  lavorare senza essere messa in sicurezza. In questo intreccio di pandemie è indubbiamente difficile trovare un punto di equilibrio tra deriva sanitaria e deriva economica, sottovalutando oltretutto la dirompente deriva psichica, ma dirottare l’ansia collettiva contro nemici inconsistenti nasconde incongruenze inaccettabili.

Sul mio blog tento di rappresentare un'idea del cosmo come organismo vivente. Forse quest'organismo ha iniziato a percepire le nostre spinte antropocentriche come un vero e proprio virus da debellare. Che ne pensi?
Al di là delle varie  prospettive religiose ho sempre ritenuto  che il cosmo abbia delle regole, per ristabilire gli equilibri deve innestare nuovi processi. Così fu all'origine dei tempi, così risuccede ciclicamente. Ma purtroppo gli effetti non sono né prevedibili, né controllabili. Di certo l’allentamento dell’esuberanza antropocentrica che costringe all'autismo esistenziale e alla quotidianità isolata potrebbe risvegliare nelle persone un sentimento politico nuovo che insiste sulla necessità delle mediazioni e mutualità con l’altro e con l’ambiente, sulla “sintesi creativa” che riconosce  “l’interdipendenza della pluralità psichica e sociale” in rapporto con l’ambiente naturale.
Dove può condurre una società governata dalla paura?
Quando la paura per la salute ci agguanta, in uno stato di emergenza, distorce il pensiero e divampa in ferocia. Sull'onda emotiva, tutt'altro che empatica, i conflitti repressi esondano, ci si disfa senza remore del senso critico, del rispetto, si santifica la gogna come utile strumento di controllo, ci si inchina di fronte al pugno più forte, alla mano più alta, alla dichiarazione più violenta (Consiglio J. Butler, “Crisi della violenza etica”). Si tende a moralizzare il sé “decidendo” di “giudicare” senza appello l’altro. Le già poche libertà garantite, in uno stato di emergenza perdono importanza, si diventa poco vigili sugli abusi. Ogni circostanza estrema con norme e protocolli eccezionali rischia di impoverire la democrazia, gettando dentro la sua complessa macchina elementi "autoritaristici" e demagogici, prassi di controllo che nell'acritica acclamazione collettiva possono lasciare il passo a un processo di indebolimento del senso dei già vacillanti valori democratici.
Sarebbe interessante in futuro fare una riflessione anche su questo, perché una cosa è certa: nell'emergenza si gioca tutto, si può essere civili perdendo però la capacità di rimanere umani, si può dimostrare buon senso, sacrificando completamente il senso critico.

Nel tuo bel libro quasi fotografi l'essere umano sull'orlo di un abisso. C'è un modo per uscirne vivi?
Provo sentimenti inaspettati in questi giorni, provo una strana nostalgia o malinconia come se stessi a ridosso della fine di un tempo percependo lentamente ogni passaggio inesorabile. E’ come iniziare a disfarsi di qualcosa a cui siamo comunque affezionati, il distacco richiede i suoi tempi. La notte sogno di sostare sotto un ponte, con occhi rivolti alla vita che finalmente mi riattraversa. Ognuno di noi firmerà l’ultima pagina del capitolo della storia che stiamo scrivendo, ogni fine porta in serbo un ri-inizio.
 Per quanto i toni apocalittici appaiano pesanti e intimidatori, la dimensione apocalittica nel suo significato etimologico è tutt'altro che funesta. Apocalisse deriva dal greco ἀποκάλυψις (apokalypsis) composto di apò (“separazione”) e kalýptein (nascosto) indica un gettar via ciò che copre, togliere il velo. Apocalisse, dunque, sta per “caduta dei veli”. L’apocalisse culturale per Ernesto De Martino è una crisi comunitaria, che contiene in germe la rivelazione di un nuovo mondo e di un’esistenza migliore.
Nel ritiro sociale trabocca il sommerso, il sommerso dei conflitti intimi, sociali, politici. Il disvelamento del presente  fa apertamente luce su ciò che siamo diventati
Restare solidali nella paura ci permette di far valere una concezione universale di ciò che rende umani, la prospettiva condivisa della cura e della responsabilità verso l’altro, inteso, però, non solo come individuo che potenzialmente potremo infettare, ma come mondo, natura, biosfera che abbiamo a lungo infettato.
Riconoscerci solidali vulnerabili, interdipendenti ed esposti alla ferita e alla cura, mette in crisi le pretese di autosufficienza di un sé sovrano, auto fondato, onnipotente, vendicativo, protagonista assoluto di una storia di sopraffazioni.
Ormai credo sia chiaro che bisogna rispettare rigorosamente le norme vigenti per contenere il virus, ma è importante anche contenere la deriva socio-emotiva in tutte le sue forme per trarre insegnamenti da questo momento.
Accettare l’agitazione del momento ci consente di rallentare e dare inizio all’avventura del cambiamento. Nel ritiro si rievocano potenzialità rimosse, si riscopre l’energia rinnovabile della compassione, auto-generante e auto curante. Dal ritiro si può sprigionare un’incredibile energia nuova, calma, “ricettiva”, che amplia il nostro sentire, solleva e sospinge la coscienza ad avvistare la vita laddove a lungo è stata dimenticata.

giovedì 19 marzo 2020

COMBATTIAMO UNA GUERRA GLOBALE CONTRO UN NEMICO DI POCHI MICRON: L'INQUINAMENTO VEICOLO DI TRASMISSIONE DEL CORONAVIRUS


Combattiamo una guerra globale contro un nemico di pochi micron così inizia l'articolo che posto stasera sul rapporto tra inquinamento ed epidemia 


"Le alte concentrazioni di polveri registrate nel mese di febbraio in Pianura Padana hanno prodotto un boost, un’accelerazione alla diffusione del COVID-19. L’effetto è più evidente in quelle province dove ci sono stati i primi focolaiinsomma lettura altamente consigliata



mercoledì 18 marzo 2020

INIZIAMO A RIFLETTERE SUL RAPPORTO INQUINAMENTO-CRISI SANITARIA.


Una delle cause che ha reso più inquietante la pandemia è stata, secondo me, che tutta la riflessione si è svolta su un piano falsato.
Non si è detto con adeguata chiarezza che le cause sono da ricercare per molti studiosi nella struttura antropocentrica del nostro mondo.
Diciamocelo chiaramente: esiste una correlazione tra inquinamento e diffusione del covid 19
Nel tentativo di aprire una riflessione vi propongo due articoli di Enzo Ferrara, fisico e scienziato della dvulgazione.

Il primo è una cronistoria della diffusione del virus ma introduce l'elemento per me nodale: il rapporto tra inquinamento e diffusione

LEGGI  QUI L'ARTICOLO

Nel secondo articolo si tenta di riflettere sul valore dell'epidemiologia nel contesto delle gradi trasformazioni moderne

LEGGI QUI L'ARTICOLO

Entrambi gli articoli sono stati presi dalla rivista gli asini un cantiere culturale veramente molto prezioso in questi tempi bui.

martedì 17 marzo 2020

Costituzione, crisi sanitaria ed ambiente: intervista al Prof. Carlo Iannello

L'emergenza sanitaria si sta sviluppando in un momento storicamente molto delicato, in cui vengono in rilievo questioni istituzionali di notevole importanza come ad esempio l'autonomia regionale.
Su questi temi ho ascoltato con interesse il Prof. Carlo Iannello, docente di Diritto Pubblico alla II Università di Napoli

lunedì 16 marzo 2020

TUTELA DELLA SALUTE O DELLA LIBERTA'? INTERVISTA AD UGO MATTEI

Ugo Mattei, insegna Diritto Internazionale e comparato all'Università della California, Hastings College of the Law, San Francisco e Diritto civile all'Università di Torino

 La crisi connessa alla diffusione del Covid19 è anche uno snodo attraverso cui l'economia liberale accelera la sua ristrutturazione. Siamo messi al cospetto di problematiche inedite. E' stato un vero onore potermi confrontare col Prof. Ugo Mattei: 

Professore viviamo una fase a quanto pare inedita. Veramente bisogna scegliere tra tutela della salute e libertà?
Le nostre conoscenze oggi sul virus inducono alla prudenza e le precauzioni vanno prese. Ma da qui a sospendere interamente la politica e le libertà’ civili ne passa. Ho l’impressione che questo sia un caso molto simile a quello descritto da Naomi Klein nel suo libro sul capitalismo dei disastri. Si coglie al volo l’occasione per aumentare esponenzialmente la sorveglianza e al contempo saccheggiare le risorse pubbliche.

Come si sta trasformando il capitalismo e la sua economia?
   Il capitalismo si sta trasferendo sulla piattaforma dove le concentrazioni di potere sono molto più significative che nell'economia reale e dove ogni rapporto non è mediato dal diritto ma dal potere di fatto della tecnologia. Internet è la nuova frontiera dove si sperimentano le pratiche che poi determineranno (e già’ determinano) anche la nostra vita off line.  Un attacco virus su internet determina il nostro essere completamente alla merce’ del nostro provider. Ecco fuor di metafora, il virus ci rende terrorizzati e docili, ci colpevolizza e ci fa cercare la protezione della scienza e della tecnologia che possono così sospendere completamente la politica.

Esiste un collegamento tra questa trasformazione e lo stato giuridico d'eccezione?
Certo che esiste. Il diritto non serve online e in questi giorni veniamo portati a credere che non serva neppure offline. Accettiamo docili e rassegnati la nostra trasformazione da cittadini a pazienti. Del resto lo stesso Conte si scherma dietro un fantomatico “comitato tecnico-scientifico” quando decide le sue misure eccezionali che nessuno può’ permettersi di contestare ma che anzi supportiamo con orgoglio patriottico (che è sempre una cosa un po’ fascista). Sono misure tecniche non politiche. Servono per guarire un corpo sociale malato. Proprio come fu con le ricette dell’Austerity di Monti solo che allora lo scienziato era l’economista mentre adesso è il medico.

 Cosa intende quando parla di ecologia del diritto nei sui meravigliosi libri Ecologia del Diritto e Punto di Svolta?
Cerco di discutere di una giuridicità’ nuova profondamente politica che ciascuno di noi può’ e deve portare con sè per riportare la comunità’ umana ad uno sviluppo armonico e non suicida. Solo l’ecologia del diritto può’ davvero vaccinarci dai tanti virus, reali o immaginari che mettono in discussione il nostro futuro

 Cosa ne pensa dell'idea che deriva dalle culture bioregionali o che fanno riferimento all'ecologia profonda di riconoscere soggettività giuridica alla natura?
Sono favorevole a questo riconoscimento. È un passaggio importante per togliere un po’ di antropocentrismo dalla struttura profonda del nostro diritto professionalizzato. Per questo con il Comitato Rodota’ www.generazionifuture.org abbiamo raccolto le firme per un’iniziativa popolare che metterebbe i beni comuni e le generazioni future al centro del nostro diritto civile dei beni. In questo modo avevamo proposto un innesto che potrebbe trasformare il nostro diritto in una direzione più’ ecologica e generativa dando nuovi strumenti interpretativi alla giurisprudenza. Il 6 marzo avevamo in programma la restituzione del nostro lavoro al Presidente della Camera. Ma poi è intervenuto lo stato di eccezione...

domenica 15 marzo 2020

La follia atropocentrica all'origine del coronavirus


Lo spillover  o "tracimazione" è un fenomeno per cui un patogeno passa da una specie ad un'altra. All'origine del Covid19 ci sarebbero gli allevamenti intensivi di animali, dove spesso non vengono rispettate norme di igiene ed il commercio di specie selvatiche.
In sintesi la totale mancanza di rispetto per la natura sarebbe la causa del terribile virus.
Mi è chiaro che la questione è complessa, ma ho trovato di estremo interesse il REPORT WWF.
Usare la quarantena per documentarsi e riflettere non credo sia una cattiva idea, così vi invito a leggere.

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